Costruttori – di Guido Cupani

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Finalmente ha smesso di piovere. È comparso un rigo di cielo azzurro lungo l’orizzonte e si riesce a seguire con gli occhi la boscaglia che costeggia la laguna,  lontano, fin dove biancheggiano le montagne. Ma la spiaggia è deserta e i pini continuano a rovesciarsi da un lato all’altro cospargendo di aghi il marciapiede.
Escono in terrazzo.
– Adoro questo tempo. Dovremmo andare a fare una passeggiata – dice lui.
– Come no – risponde lei. – Sto morendo di freddo.
– Guarda laggiù.
In un rettangolo di mare fra due condomini, appena visibili come microorganismi sotto la lente, tre aquiloni prendono il vento ed entrano nel cielo. Cadono di colpo e lentamente risalgono.
– Sono costruttori – dice lui.
– Fanno kitesurfing – risponde lei.
– No, sono costruttori.
– Eh?
– Fissano i tiranti. Ottima tecnica, devo dire.
– …
– La struttura è flessibile, ma deve contrastare la spinta del vento, capisci? Per questo servono sempre nuovi tiranti.
– Nuovi tiranti. Certo.
– Li vedi?
– No, è interessante. Continua. Vediamo dove vai a parare.
– Non dirmi che non hai visto l’albero?
– L’albero?
Le indica vagamente una zona di cielo. – Non si può dire che passi inosservato.
– L’albero. – dice lei, guardandolo negli occhi.
– La città-albero, per la precisione.
– Senti, senti.
– La costruzione è quasi finita. Presto andremo a viverci tutti quanti. Lasceremo le nostre stupide case di pietra attaccate a terra e andremo ad abitare lassù.
– Tutti quanti?
– L’umanità intera.
– Compresi noi due?
– Noi facciamo parte dell’umanità, quindi sì.
– Spiegami un po’ meglio come è fatta questa città-albero.
– Non la vedi tu stessa?
– Sono miope – dice lei.
Lui scuote la testa. Le passa un braccio attorno alle spalle e la tira a sé, continuando a guardare avanti, fra le nuvole. – La città-albero è fatta ad albero, come dice il nome. Ci sono tronco, rami e foglie e tutto quanto. Il tronco è pieno di tubature, di ascensori e di autostrade verticali. I rami sono più sottili, ma c’è ugualmente un bel viavai. E le foglie… nelle foglie si vive, si lavora, si passa il tempo. Ogni foglia è grande come un condominio. Tutta piena di stanze.
– E l’albero, quanto è alto?
– Mille metri. Cosa dico, diecimila. Continua anche sopra le nuvole.
– E di che cosa è fatto?
– Domanda interessante, signorina, davvero interessante.
– …
– …
– Be’, tutto qui? Mi aspettavo di più.
– Stai sottovalutando l’importanza filosofica del progetto.
– Addirittura.
– Nella città-albero saremo noi le parti. Gli enzimi, se preferisci. L’albero sarà il tutto. L’individuo.
– Ho capito dove vuoi andare a parare.
– No, credimi, sarà un mondo tutto diverso. Anche se ce ne accorgeremo appena.
– E l’albero riesce a star su nonostante il peso?
– È questo il bello! L’albero starà su meglio di qualsiasi altra opera umana. Perché non è un’opera umana. Noi, i mitocondri…
– …non eravamo gli enzimi?
– Quel che è. Noi crediamo di costruire l’albero secondo la nostra volontà, ma in realtà è l’albero che costruisce sé stesso usando noi come ingredienti.
– È un’idea vecchia.
– È un’idea eterna.
Gli aquiloni non si vedono più. Le acque di sopra si sono nuovamente unite alle acque di sotto, e la luce è cambiata, l’atmosfera sta pensando ad altro.
– Tutta l’umanità, hai detto?
– I costruttori saranno i primi. Non vedono l’ora di abitare la propria creazione.
– Ci sarà pure una fronda di oppositori. Gente che non vuole prender parte al progetto.
– Solo pochi sbandati. Li vedrai, fra qualche anno, asserragliati negli appartamenti sfitti, a bruciare quel che resta dei mobili per scaldarsi. Oppure a zonzo, inutili, per il mondo finalmente deserto.
Il braccio di lui non basta più a riscaldarla. – Ho freddo – dice. – È ora di preparare la cena.
– Dovremmo piuttosto preparare le valigie – risponde lui.
E rientrano. Abbandonano sul più bello i preparativi per il nuovo temporale. I pini sono di nuovo tesi, pronti alla scarica, e c’è elettricità sugli spigoli dei condomini.
Solo l’albero non sembra accorgersene. Immenso, quasi trasparente nella foschia, lascia oscillare dolcemente le fronde. Anch’esso pensa a qualcos’altro.

*

Immagine: René Magritte, Les idées claires (1958), Huile sur toile (50 x 60).

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