TEORIA DEL PIRATA, di Riccardo Raimondo (Samuele Editore 2013) – anteprima

TEORIA DEL PIRATA (Samuele Editore 2013)

di Riccardo Raimondo

prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti

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Se Riccardo Raimondo si presenta come il pirata di tanti mari e viaggi e imprese, è molto probabilmente il moderno alter ego del bateau ivre di Rimbaud, anche perché le avventure coincidono con la parola fervidamente creata, accesa, animata, condotta fino alla visione celeste, con tutta la coorte di stelle, luna, sole, paesaggi visitati e inventati. Geografie è, infatti, il titolo della seconda e fondamentale sezione della raccolta poetica di Raimondo: e gli approdi a cui il pirata arriva sono esotici e famigliari, Rabat e Via del Plebiscito, Villa Bellini e Dallas, Marzamemi e Corso Italia, Londra e Parigi, e le esplorazioni poetiche sono sempre attraversate da rapide ironie, da stupori giocosi e da descrizioni incisive, ora beffarde ora saporosamente morali. Su tutti questi itinerari il racconto e l’accumularsi di particolari vividi e spesso colorati passa la parola, che li evoca e li suscita, e ad assaporare il discorso ecco spuntare l’eco leopardiana che ha tanto spesso il nome magato dalla Luna.

    L’altro accompagnamento musicale e divertito è dato dalle metafore fintamente crepuscolari, fortemente rilevate dalle rime. La seconda parte di Via Plebiscito è una splendida dimostrazione dell’estrema sapienza poetica di Raimondo, così come Villa Bellini, con lo svolazzo elegantissimo e ironico della parte del testo in cui la descrizione del luogo e delle figure che lo animano si arresta e giunge fino al gioco dei sentimenti che è non realistico e autentico, ma la migliore sfida della parodia: Il mio cucciolo di cuore / s’è accasciato dolcemente / sul verde-panchina / – a pochi metri / ma distante / enormemente dalla scena – / e io qui mi faccio / passero solitario / e miro / oltre il colle / il sospiro di più alte foglie. È da rilevare nel modo più netto possibile la capacità di Raimondo di accogliere gli echi leopardiani e, con tutto il rispetto, poi modificarli per molta forza di ironia.

    Nei suoi viaggi il pirata tocca luoghi e figure e ne rileva gli aspetti mutati o anche parodici nella memoria d’altri tempi mitici e avventurosi. Penso alla conclusione di Dallas, dove descrizione e malinconica pietà si intrecciano, con la difesa tuttavia del gioco ironico per evitare di lasciarsi andare alla piena della memoria perduta: Dallas fra le strade / spersonalizzate: / niente marciapiede, / niente passeggiate.  Solo a volte / qualche bisonte appare. / A vederlo è più confuso dei suoi avi: / fa un gesto / come di saluto con la testa, / una specie di fiacca / sbadatissima protesta. Le due città canoniche, Londra e Parigi, sono da Raimondo scoperte nella capacità di evocare da quartieri e piazze e vie le apparizioni vere e quasi araldiche al tempo stesso, come la distratta volpe londinese e come il Louvre che è coca cola.

(dalla prefazione di Giorgio Barberi Squarotti)

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