Cinque poesie da “Il vento delle colline” (Edizioni Clandestine 2005) di Gianluigi Sacco

NOTE

Sacco ci mostra con la densità della sua scrittura, con un verso assorto e cadenzato, la forza di ciò che scompare, un colloquio con le ombre, un mondo di legami familiari assediati dal tempo e dallo scorrere delle stagioni, il sentimento di una natura carica di segnali e di presentimenti, percorsa dalla forza dell’invisibile.

(Milo De Angelis, dalla quarta di copertina)

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Questa poesia è talmente poesia da rischiare l’imputazione di sequestro di persona. E infatti poesia subito personificabile, subito percepita come voce di qualcuno che, parlandoti, non rappresenta, ma crea.

(Antonio Bonchino, dalla prefazione)

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Gianluigi Sacco è uomo del ricordo e del tempo, il «poeta del libro solo». Pulito e lirico come Cardarelli, duro come Pavese, col quale condivide l’estate, la media altezza collinare, l’assonanza, la sicurezza del reale. Sacco riesce a rendere presenti ritualità antiche e senza tempo, siano i cicli delle vigne, cattoliche liturgie o pagane, motivi di violini Stradivari – «Tartini e Albinoni ora Vivaldi…»

(Giorgio Casali, per “Giocattoli, arti poetiche” )

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Per leggere una recensione a Il vento delle colline andate a questo link
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