Anteprima a “Fischi di merlo” di Matteo Bianchi (Edizioni del Leone 2011)

Matteo Bianchi parla di Fischi di merlo su Rai Letteratura a questo link
Per leggere una recensione andate a questo link
Per acquistare il libro andate a questo link

*

La poesia di Matteo Bianchi, nella sua volatile essenza, è sacrale, ma di una sacralità del tutto particolare che la rende alquanto originale e avvincente: sa volare alto quanto capace di atterrare, chiudere le ali e camminare. Poesia viandante che cammina nei meandri di una città – la città del poeta – che è la sua culla. Ferrara. Ferrara considerata in Italia l’urbe metafisica per eccellenza e tale resta non solo in questa ultima raccolta di Bianchi, ma direi, in tutta la sua produzione poetica. In tutta la sua poetica. Non appaia pretenzioso il paragone con il Montale di Ossi di seppia, ove notorie sono le levigate astrazioni intrecciate con la specifica quanto lucida territorialità di quella Liguria trasfigurata in difficile trama esistenziale. «Codesto solo oggi / riesco a dirti / e macchiato di realtà…» scrive Bianchi ponendoci di fronte subito alla rarefazione della parola e alla gigantografia della realtà che incombe.

(Roberto Dall’Olio, dalla prefazione)

*

Non sono accattivanti queste poesie di Matteo Bianchi, al contrario. Graffiano con la precisione di un diamante la cui luce trascorre sulle cose prima di abbagliare gli occhi di chi le guarda. C’è una saggezza amara e antica in questo giovane poeta che sembra aver diluito il futuro prima ancora di averlo vissuto e mostra la maturità di cui parlava Mauriac quando scriveva che si ha l’età delle proprie sofferenze. Matteo Bianchi ha introiettato la lezione di Montale e gli «schiocchi di merli» del poeta ligure sono divenuti “fischi”, suoni prossimi alla vocalità eppure sempre trattenuti in un al di qua della coscienza dove la città e le sue strade sospese in una magia dimessa, gli amici e gli amori, i ricordi e i presagi parlano solo quando tutto è stato detto e le parole sono chiamate a testimoniare, attraverso un gioco di echi e di rimandi analogici, ciò che resta di quel silenzio: «Ciascuno nasconde un lupo / che schiva la vista altrui / e si ripara alla penombra, / nell’armonia dei sensi bui.»

(Mario Specchio, dalla quarta di copertina)

*

La poesia di Bianchi è davvero singolare e coinvolge il lettore per la varia ricchezza dei motivi e delle avventure della parola. Ci sono toni suasivamente ironici e, al tempo stesso, alacri e inventivi (ammiro in particolare il gruppo da pagina 24 a pagina 33), splendide visioni (il mutamento), sempre lune e stagioni e nuvole e notti stranite, smagate. Insomma, l’opera offre un’esperienza notevolissima di bellezza e verità.

(Giorgio Bàrberi Squarotti, 30 ottobre 2011)

*

Annunci

Un Commento

  1. Pingback: “Fischi di merlo” (Edizioni del leone 2011): la poesia di Matteo Bianchi, verso un nuovo lirismo « verso un'ecologia del verso

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: